Blockchain Technology: definizioni, prospettive e opportunità  non solo in ambito Finance

Blockchain Technology: definizioni, prospettive e opportunità non solo in ambito Finance

Pubblicato da IQUII il 19/01/2018 in Thinking

Nata con Bitcoin/bitcoin, la Blockchain sta vivendo un momento di grande interesse a livello globale e il suo vero valore va ben oltre le criptovalute o il trasferimento di denaro

Spina dorsale della criptomoneta bitcoin, la tecnologia Blockchain ha origine tra il 2008 ed il 2009 quando Satoshi Nakatomo, creatore del progetto Open Source Bitcoin, pubblica il protocollo Bitcoin* in un Paper, attraverso il quale viene descritta l’architettura tecnologica pensata per far circolare liberamente una criptovaluta senza controlli da parte di organi centrali e senza costi di operazione, come avviene invece nella circolazione della moneta.

Questa tecnologia si presta ad essere una nuova architettura in grado di supportare in modo disruptive e del tutto nuovo rispetto al passato molti tipi di transazioni: dal logging di un evento, alla firma di un documento, al voto, alla gestione delle identità dei cittadini e ai contratti.

A testimonianza del fatto che sia tutt’altro che una moda, ci sono già migliaia di sviluppatori e decine di aziende che stanno sperimentando possibili applicazioni: le previsioni rivelano tassi di crescita annuali del mercato  che potrebbero sfiorare l’80% da qui al 2022.

*Bitcoin con l’iniziale maiuscola indica la tecnologia sottostante che permette la circolazione della moneta virtuale mentre bitcoin con l’iniziale minuscola la moneta.

Che cos’è la Blockchain

Queste brevi premesse sono doverose perché è proprio da quel Paper che derivano i concetti chiave della Blockchain, termine che indica in generale l’infrastruttura tecnologica allontanandosi quindi dall’origine dei Bitcoin/bitcoin.

IQUII - Blockchain

Credits: PwC

Volendo semplificare al massimo, la Blockchain potrebbe essere vista come un grande database distribuito, protetto da crittografia “a chiave pubblica e privata” (cioè algoritmi asimmetrici o simmetrici che si basano sull’utilizzo di chiavi per cifrare e decifrare una informazione) e crittografia hash (in questo caso parliamo di algoritmi matematici unidirezionali difficili da invertire, spesso utilizzati per esempio nelle firme digitali) per la gestione di transazioni condivisibili tra più nodi di una rete.

In altre parole, si presenta come un database strutturato a blocchi (dove ciascun blocco contiene le informazioni di più transazioni) tra loro collegati in rete: ogni transazione avviata su quella rete (quindi su quella Blockchain) deve essere validata dalla rete stessa e quindi attraverso una sorta di analisi e validazioni di ciascun singolo blocco componente la rete (o catena).

E’ per queste ragioni che si utilizza spesso il termine “trust” o “meccanismo di fiducia” quando si analizzano struttura e benefici della Blockchain. Di fatto, questo tipo di architettura tecnologica introduce alcuni concetti di natura sociale che finora non si associavano facilmente al mondo economico e tecnologico.

Il “meccanismo di fiducia” sul quale si fonda la Blockchain, infatti, prevede:

  • totale assenza di intermediari;
  • libero accesso alle informazioni da parte degli utenti;
  • una catena di distribuzione delle informazioni globale.

Da qui si deduce che nella Blockchain non sia più necessario un organo centrale di controllo e che la catena si costruisca su un meccanismo di fiducia dove tutti possono vedere e verificare l’intera Blockchain.

Il controllo viene quindi affidato a dei “nodi” (computer distribuiti globalmente, non controllabili da nessun tipo di amministrazione centrale): ogni nodo della catena è chiamato a vedere, controllare e approvare tutte le transazioni creando una rete che condivide su ciascun nodo l’archivio di tutta la Blockchain (cioè tutto il database, vale a dire tutti i blocchi contenenti tutte le transazioni).

Come funziona tecnicamente la Blockchain

Il database distribuito che viene a crearsi con questa “catena di blocchi” contiene differenti tipi di informazioni:

  • le transazioni: i dati di un’operazione, un’identità, un’azione, un accordo, un contratto;
  • le “tracce” di come tutte queste transazioni vengono inserite nel database distribuito: questo tipo di informazioni rappresentano di fatto i veri e propri blocchi della catena.

Questa precisazione è tutt’altro che banale ed ha una profonda importanza perché è dalla differenza tra transazioni e blocchi che si capisce anche il ruolo dei cosiddetti “miners”, coloro che creano questi blocchi e che li immettono nella Blockchain.

Mentre le transazioni possono essere effettuate da qualsiasi persona/utente che intende partecipare o sfruttare una determinata Blockchain, i blocchi che racchiudono le tracce di queste transazioni devono essere creati da miners.

Nella maggior parte dei casi, questi miners vengono incentivati attraverso sistemi di “ricompensa” per il lavoro svolto, cioè per il controllo effettuato sulle transazioni e la creazione dei blocchi da immettere nella Blockchain. Nel modello Bitcoin ad esempio si tratta di una ricompensa che prevede quote di criptovaluta. Questo per evitare comportamenti che farebbero cadere quella “fiducia distribuita” della community che partecipa alla Blockchain.

Molto spesso si sente parlare di distributed ledger che indica appunto il database distribuito prendendo però spunto nel nome dal mondo finanziario che richiama al “libro mastro” cioè al libro contabile delle banche dove si tiene traccia di tutte le transazioni.

Nella Blockchain il distributed ledger è accessibile da qualsiasi utente che effettua una transazione ed entra così a far parte della catena di distribuzione.

Blockchain: un mercato che prevede di raggiungere l’80% di crescita media annua

Oggi la Blockchain viene considerata come uno fra i maggiori trend di quest’anno, proprio per il suo carattere disruptive e la sua natura tecnologica, che prevede:

  • il meccanismo di disintermediazione;
  • l’accesso globale alle informazioni;
  • la crittografia che garantisce elevatissimi livelli di sicurezza e immutabilità/irreversibilità della catena.

Inoltre, potrebbe abilitare nuove forme di scambio, non solo di moneta come originariamente per i bitcoin, ma di qualsiasi bene, di informazioni o di contratti, basate sulla fiducia reciproca di tutti i partecipanti allo scambio.

Si tratta appunto di concetto che si presta a rivoluzionare completamente anche i modelli sociali, economici e addirittura governativi e politici che oggi rappresentano i pilastri del nostro mondo moderno.

Anche se scetticismo e paura possono accompagnare il percorso di evoluzione e maturità della Blockchain, le analisi di mercato parlano di un fenomeno destinato ad avere impatti consistenti nei prossimi anni.

Markets & Markets prevede una crescita di mercato dai 411,5 milioni di dollari del 2017 agli oltre 7 miliardi di dollari entro il 2022, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 79,6%.

Una crescita, dicono gli analisti americani, guidata soprattutto dalla riduzione del TCO (Total Cost of Ownership finale delle Blockchain) da transazioni più veloci, da processi aziendali semplificati alla cui base ci saranno trasparenza e immutabilità, nonché naturalmente dall’aumento della capitalizzazione di mercato delle criptovalute e ICO (Initial Coin Offering, l’offerta di moneta iniziale).

Un recente report di Tractica fa un’analisi ancora più approfondita e specifica sulla Blockchain per il mercato delle applicazioni aziendali e prevede che questo possa raggiungere i 19,9 miliardi di dollari entro il 2025.

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L’analisi di Tractica indica che questo mercato sarà composto da 29 casi d’uso chiave tra i quali:

  • pagamenti;
  • elaborazione delle transazioni e liquidazione;
  • microtransazioni;
  • gestione degli asset e delle operazioni, soprattutto in progetti di Internet of Things, Machine-to-Machine Communications e Device Interactions;
  • mercati di analisi e previsioni.

Questi use case toccheranno inoltre almeno 19 diversi ambiti tra i quali il mondo finanziario ma anche i settori sanitario, manifatturiero, legale, governativo.

Use case application della Blockchain

In questo momento, il settore finanziario è quello che sta maggiormente correndo nell’analisi e comprensione della tecnologia Blockchain.

Molti istituti di credito, ad esempio, stanno aderendo al consorzio R3 (consorzio formato dalle principali 40 banche mondiali tra le quali gli istituti italiani Intesa Sanpaolo e Unicredit) o aprendo dei propri centri di ricerca dove poter sperimentare e sviluppare progetti pilota, con l’obiettivo di capire come funziona la tecnologia Blockchain cogliendo tutte le sue opportunità.

O ancora, la Commonwealth Bank of Australia sta utilizzando il protocollo Ripple, una Blockchain privata, per trasferire i pagamenti tra le sue sussidiarie verificando se in termini di rapidità nelle transazioni e minori costi possa valere la pena sfruttare a pieno l’architettura a blocchi.

Infine, nell’ambito della cosiddetta Travel Identity, Sita, vendor It specializzato nel settore viaggi, sta sviluppando una soluzione basata sulla Blockchain per dotare i viaggiatori di un’unica e sicura identità biometrica. Il progetto, sviluppato in partnership con ShoCard, startup specializzata in Blockchain, parte dall’idea che tutti i passeggeri possano avere in futuro sui propri dispositivi mobile e indossabili un token verificabile che contenga dati biometrici e personali. Sfruttando semplicemente i dati biometrici inseriti in una Blockchain e verificando l’identità tramite semplice token su dispositivo mobile, le autorità potrebbero verificare l’identità di una persona senza dover chiedere i documenti tradizionali come il passaporto.

Anche se si tratta di progetti sperimentali, da questi esempi si intuiscono già le potenzialità della tecnologia Blockchain e gli scenari di business ipotizzabili: servirà ancora del tempo prima che ci sia una reale consapevolezza del fenomeno, andando oltre i rumori di fondo del Bitcoin e delle criptovalute, ma la strada sembra già tracciata.


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