Wearable: è tempo di prepararsi, tra opportunità e rischi

Wearable: è tempo di prepararsi, tra opportunità e rischi

Pubblicato da Fabio Lalli il 19/09/2013 in Thinking

L’esplosione degli smartphone e dei tablet negli ultimi anni ha avuto un forte impatto sulle aziende che si sono trovate da un lato ad avere nuove opportunità di business e comunicazione e dall’altro un drastico cambiamento dei processi. Impatto che ha scatenato una quantità enorme di nuove sfide dal punto di vista della sicurezza, generando ai CIO una grande quantità nuove problematiche, richieste ed esigenze. La quantità di dispositivi consumer e BYOD da dover gestire all’interno delle aziende è tutt’ora in continua crescita.

Wearable-IQUII

Eppure per quanto smartphone e tablet sembrano aver raggiunto un livello di saturazione e crescita elevato e sembriamo circondati solo da cellulari e tablet, quello che abbiamo visto finora è, a mio avviso, solo l’inizio. Nel prossimo decennio, la tecnologia indossabile (wearable technologies e similari), sempre più pervasiva nella sfera privata delle persone, invaderà anche le imprese ed il cambiamento che porterà all’interno di questa, avrà un impatto maggiore di quello avuto con l’introduzione smartphone e tablet.

Basta fermarsi a guardare e leggere quello che sta già succedendo con Google Glass e le potenziali minaccie per la sicurezza delle imprese.

Secondo un rapporto del 2012 di Juniper Research i dispositivi intelligenti indossabili verranno prevalentemente utilizzati nell’ambito del Fitness, della Sanità, dell’ Entertainment e nel mondo del fashion e della moda. E’ prevedibile quindi che il mercato dei dispositivi wearable, tra cui occhiali ed altri tipi di display (orologi), supererà il miliardo e mezzo di dollari entro il 2014, con un incremento quindi importante rispetto ai circa 800 milioni dollari l’anno passato. In un rapporto più recente è previsto che il mercato crescerà di dieci volte, raggiungendo i 150 milioni di dispositivi entro il 2018.

Prepariamoci quindi a vedere in azienda dispositivi indossabili tra cui braccialetti elettronici e sensori incorporati in indumenti. Già oggi molti professionisti, medici, squadre di soccorso, addetti alla logistica e ai magazzini o altri professionisti in altri ambiti, stanno iniziando ad usare occhiali e dispositivi connessi che permettono di aumentare l’esperienza lavorativa e le informazioni al momento di una determinata azione.

La crescita degli oggetti connessi ad internet e dell’Internet of Things più in generale alimenterà ulteriormente questa tendenza e non sarà difficile immaginare che questo avverrà in diversi settori del mercato.

Di esempi già esistenti sul mercato o di progetti alla ricerca di capitali su piattaforme di crowdfunding ce ne sono tantissimi: da braccialetti per l’autenticazione che sostituiscono chiavi di accesso e password, a sensori basati su tessuti per la misurazione del battito cardiaco e della temperatura dei neonati, anelli o altri gioielli con informazioni personali utili al proprio outfit o preferenze di acquisto. Le possibilità sono limitate solo dalla fantasia.

Come sempre sarà fondamentale scindere l’hype e la bellezza di alcuni progetti, dai reali benefici e risultati attesi, e non farsi prendere solo dall’entusiasmo e dalla moda delle nuove tecnologie. Questa riflessione non vuole fare terrorismo psicologico, ma le organizzazioni, e nello specifico i CIO, dovranno prendere in considerazione questa tendenza, capirne le potenzialità, le opportunità e quanto prima dovranno portare i propri sistemi ad esser integrati o integrabili anche con progetti di aziende del calibro di Google, Apple e Samsung, e soprattutto dovranno pianificare attività che abbiano come focus privacy ed sicurezza.

Wearable sì come opportunità, ma l’attenzione alla continuità del proprio business non può esser sottovalutata.


Fabio Lalli

Ceo di IQUII, da sempre appassionato di innovazione digitale, attualmente immerso nell'esplorazione di nuove esperienze legate all'Internet of Everything e ai Big Data e incredibilmente determinato a fare grandi cose.


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