Le Google Lens ampliano gli orizzonti delle tecnologie indossabili nel settore medico

Le Google Lens ampliano gli orizzonti delle tecnologie indossabili nel settore medico

Pubblicato da IQUII il 21/01/2014 in Thinking

L’interesse di Google per le tecnologie indossabili ora abbraccia anche il settore della salute, e si focalizza con particolare attenzione sui problemi dei diabetici.

Ci ha particolarmente interessato la notizia diffusa negli ultimi  giorni secondo la quale a Mountain View stanno lavorando alle “lenti a contatto intelligenti”, in grado di misurare il livello di glucosio nelle lacrime.

Le Google Lens utilizzano un minuscolo chip wireless e un sensore di rivelazione del glucosio miniaturizzato incorporati tra due strati di materiale morbido di cui sono fatte le lenti stesse.

google lens iquii

Attualmente esistono solo dei prototipi sui quali Google sta lavorando assieme alla FDA per trasformarli in prodotti commerciabili.  Il gigante di Mountain View non si ferma qui: ha già stretto partnership con esperti in questa materia i quali utilizzeranno la tecnologia Google delle lenti a contatto intelligenti per sviluppare applicazioni che siano in grado di registrare e rendere disponibili i dati raccolti sia per i malati che per i loro medici curanti.

Google non  è sola in questa nuova sfida e anche Microsoft sta lavorando su un sistema di lenti a contatto intelligenti.

Tuttavia, l’interesse del mondo wearable nei confronti delle tematiche relative alla salute non è assolutamente una novità.

Basti pensare alla sperimentazione che la Philips, in collaborazione con Accenture, ha fatto con i Google Glass: sono stati utilizzati dai chirurghi in sala operatoria per far visualizzare ai medici i segni vitali dei pazienti e trasmettere informazioni critiche in tempo reale.

Un’altra applicazione wearable nel campo della salute è MIMO, la tutina per neonati abbinata ad una clip a forma di tartaruga dotata di strisce contenenti sensori in grado di monitorare la respirazione del bambino e i suoi movimenti, la posizione e la temperatura corporea e i suoi livelli di attività.

mimo wearable

Angelsensor è un braccialetto che può essere indossato 24 ore su 24. Monitora i segni vitali e le attività fisiche svolte dall’utente che lo indossa, compreso il ciclo del sonno. I dati sono trasmessi a uno smartphone che, attraverso una apposita App, possono essere analizzati dall’utente. Tra gli scopi dichiarati vi è la possibilità di prevenire attacchi cardiaci e crisi respiratorie.

Un altro dispositivo creato specificamente per il monitoraggio del proprio stato di salute è quello di Vital Connect: si interfaccia con lo smartphone e consente di acquisire i propri dati biometrici, archiviarli in modalità cloud su una piattaforma e renderli così accessibili, in modalità remota, al proprio medico. Il primo prodotto di questa startup è un cerotto adesivo che contiene dei sensori capaci di analizzare l’elettrocardiogramma, la temperatura corporea e i movimenti di chi lo indossa per una autonomia massima di tre giorni grazie a una batteria integrata. I dati vengono poi trasmessi via bluetooth a un dongle che, collegato fisicamente a uno smartphone, li riceve per trasmetterli alla piattaforma online.

vital connect wearable

Questi device prima di poter essere commercializzati negli Usa e in Europa come dispositivi medici dovranno superare i severi regolamenti sanitari, FCC e CE; la strada, tuttavia, è già tracciata e noi di IQUII certamente non ci limiteremo a fare da spettatori.

Una certezza, comunque, già c’è: in questa sfida dei wearable, c’è già un grande vincitore, l’Internet of Things, che nel 2014 vivrà il suo anno d’oro.


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